Recensione di “Ninfa dormiente” di Ilaria Tuti, Longanesi, 2019

Secondo episodio della serie del commissario Teresa Battaglia, personaggio innovativo perfettamente tratteggiato, con cui il lettore si immedesima inesorabilmente, condividendone pensieri e sofferenze: siamo lontanissimi dal clichè “angloamericano” dell’investigatore giovane-bello-simpatico-rubacuori, qui abbiamo una donna sessantenne, sovrappeso, un po’ burbera, malata di Alzheimer, che riesce comunque a far bene il suo lavoro con il pieno rispetto dei suoi collaboratori, e a mantenere l’indipendenza e l’autonomia (è “abituata a salvarsi da sé”, per usare l’efficacissima espressione dell’autrice) tanto faticosamente conquistate.

La vicenda parte dal ritrovamento di un ritratto di ragazza (la “ninfa dormiente” del titolo) eseguito settant’anni prima dal quotatissimo pittore Alessio Andrian, ex partigiano della “Brigata Garibaldi” operante sulle montagne friulane, oggi ultranovantenne, muto e completamente disabile dalla fine della guerra. Da un’analisi del ritratto emerge che è stato dipinto con sangue umano proveniente da una ferita mortale al cuore: Teresa Battaglia e la sua squadra devono scoprire, quindi, non soltanto l’identità del colpevole ma anche quella della vittima di questo omicidio così lontano nel tempo.

Nel dipanarsi delle indagini vengono, poi, rivelati dettagli della storia passata di Teresa Battaglia anche grazie all’introduzione di un nuovo personaggio, il Questore Albert Lona, che si rivelerà essere una vecchia conoscenza di Teresa.

Viene ulteriormente sviluppato il personaggio dell’Ispettore Marini, braccio destro di Teresa, che, però, non ce la fa ad entrare nel cuore nei lettori come ha fatto la sua “capa”.

In questo secondo romanzo Ilaria Tuti mantiene uno stile narrativo fluido e scorrevole per raccontare una trama insolita e avvincente, anche se un po’ troppo contorta, il che porta ad un rallentamento, a tratti, del ritmo narrativo, soprattutto nella seconda metà del romanzo. Per contro, la spiegazione finale del mistero risulta un tantino frettolosa e priva di diversi dettagli, sembra quasi che a un certo punto l’autrice si sia improvvisamente accorta di aver tirato troppo per le lunghe e di dover concludere in fretta: dopo tutta la ricerca minuziosa portata avanti da Teresa, i colloqui con le persone coinvolte, le elucubrazioni, analisi, ipotesi, fantasticherie… ti viene quasi da dire “Tutto qua?”. Il lettore resta, in definitiva, un po’ deluso dal finale, rimane una sensazione di incompiuto che proprio non se ne va.

Peccato, perché l’ambientazione è decisamente originale e descritta con dovizia di particolari, viene evocata efficacemente l’atmosfera della “valle incantata” (pensandoci bene, forse un po’ troppo incantata, al limite della credibilità) e si tratteggia una valida ricostruzione dell’epoca delle lotte partigiane. Dopo aver letto il libro viene sicuramente voglia di visitare la Val Resia.

Nel complesso è un libro intriso di malinconia e di nostalgia per il passato che non c’è più, per le occasioni non colte, per i tempismi mancati, che a volte modificano radicalmente il corso di una vita, addirittura possono fare la differenza tra la vita e la morte; tutti i personaggi sono portatori di un qualche dolore che li segue da tempo immemorabile e fa loro da zavorra, condizionandone spesso il presente e il futuro. Queste sensazioni sono rese molto bene dall’autrice e portano il lettore a crogiolarvisi dentro, a immedesimarsi di volta in volta nei vari protagonisti; a volte, però, si scende un po’ nella retorica: ad esempio ho trovato troppo zuccherosi i continui riferimenti alla maternità, che appesantiscono inutilmente la narrazione.

 

Tutto sommato, quindi, un buon romanzo, che si legge volentieri e che mi sento di consigliare; tuttavia, secondo me è un piccolo passo indietro rispetto al libro precedente “Fiori sopra l’inferno”, che ti teneva letteralmente incollato alla pagina.

Trama: 7/10

Stile narrativo: 8/10

Linguaggio: 7/10

Originalità: 8/10

Personaggi: 8/10

Dialoghi: 6,5/10

Ritmo narrativo: 7/10

Descrizioni: 8/10

Atmosfera: 8/10

Capacità di tenere il lettore incollato alla pagina: 7/10

Recensione di “Ninfa dormiente” di Ilaria Tuti, Longanesi, 2019ultima modifica: 2020-02-03T18:05:26+01:00da serenabag1976
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