Recensione di “Royal baby” di Antonio Caprarica, Sperling & Kupfer, 2018

Questo è un libro di storia: non la storia noiosa a cui ci hanno abituato a scuola (guerre, battaglie, scismi, rivoluzioni), ma la storia narrata attraverso le vicende di persone molto particolari, ovvero re, regine e principi destinati a guidare nazioni e imperi. L’autore ce li presenta quando sono appena in fasce, per poi passare a raccontarci la loro infanzia, adolescenza e giovinezza, sottolineando la sempre presente distanza tra la volontà dei loro augusti genitori di farne persone che non devono dare per scontati i privilegi derivanti dalla loro nascita, e la realtà ineluttabile che –di fatto- queste sono persone privilegiate (o sventurate?) solo ed esclusivamente per nascita. Il risultato, spesso è “creare dei disadattati in lotta col proprio destino”.
Dalla originale descrizione delle vicissitudini subite da questi ragazzi e ragazze nei primi anni della loro vita, narrate dall’autore con uno stile piacevolissimo, raffinato e allo stesso tempo ricco di un humor sottile degno di Oscar Wilde, emergono ritratti di persone sottoposte a metodi educativi rigidi, militareschi, al limite del sadismo, che portano il lettore a tramutare il proprio sentimento di invidia per le vite (apparentemente) dorate di questa gente in autentica compassione.
Gran parte del libro è dedicata alla monarchia inglese, dalla Regina Vittoria in poi (per esempio, viene descritta minuziosamente l’infanzia del principe Carlo), di cui Caprarica è un profondo conoscitore, ma non manca un interessante capitolo sui rampolli di Casa Savoia (azzecatissimo il titolo: “Dio ci salvi da Casa Savoia!”) e uno sulla casa reale spagnola. La parte dedicata alla famiglia imperiale del Giappone, anch’essa descritta efficacemente e con ottima capacità di sintesi, suscita davvero un genuino moto di commiserazione verso queste persone di fatto recluse “non in una gabbia dorata ma in una vera e propria prigione senza sbarre”.
Descritte un po’ frettolosamente (forse perché, oggettivamente, c’è poco da dire) le vicende delle monarchie nordeuropee, mentre manca del tutto qualsiasi riferimento alla famiglia reale monegasca.
Lo stile e il linguaggio, come già detto, sono superlativi: scorrevole e divertente il primo, ricercato e ironico il secondo, creano un libro piacevolissimo, mai noioso pur non essendo un romanzo ma un libro di storia, ricco di trovate molto originali (“la differenza tra i capi di stato delle nazioni repubblicane e i sovrani a capo di monarchie è che i primi governano perché eletti dal popolo, corpo politico della nazione, mentre i secondi governano perché generati dal corpo fisico del loro predecessore”; “la monarchia è una istituzione che affida le sorti delle Nazioni a una lotteria genetica”), che si legge tutto d’un fiato e che spinge ad approfondire per proprio conto gli argomenti trattati.
Trama: —
Stile narrativo: 9/10
Linguaggio: 9/10
Originalità: 7,5/10
Personaggi: 8/10
Dialoghi: —
Ritmo narrativo: 8/10
Descrizioni: 7,5/10
Atmosfera: 8/10
Capacità di tenere il lettore incollato alla pagina: 8/10
Recensione di “Royal baby” di Antonio Caprarica, Sperling & Kupfer, 2018ultima modifica: 2020-02-04T19:23:00+01:00da serenabag1976
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